marco

Set 192018
 

Il Gruppo Speleologico Lucchese CAI organizza un’escursione speleologica guidata (speleogita) aperta a tutti al ramo del Fiume, nel complesso carsico del Monte Corchia, il prossimo 7 Ottobre, Domenica.

La Speleogita è aperta a tutti, non è richiesta esperienza di montagna o di grotta; non è richiesto abbigliamento tecnico; il caschetto, la luce ed eventuali altre attrezzature tecniche verranno fornite dal Gruppo Speleologico. Sono sufficienti:  abbigliamento “da battaglia”, scarponi da trekking, guanti alle mani, un po’ di cibo ed un ricambio completo per il ritorno.

Nel cuore delle Alpi Apuane, costituito da una stretta sinclinale formata da marmi nella sua parte superiore e, più in basso, da una larga fascia di grezzoni poggianti su un letto di filladi, c’è una montagna che racchiude la storia della speleologia: il Corchia, la Montagna vuota.
Al suo interno si sviluppa un Abisso che, dopo la sua casuale scoperta da parte di Simi nel 1841, ha visto all’opera generazioni di speleologi, giunti da tutto il mondo con l’obiettivo di comprenderne la vastità. 165 anni di esplorazioni lo hanno reso il più esteso complesso carsico d’Italia con ben 20 ingressi.
 
  • Con le auto raggiungeremo il paese di Levigliani; poi, lasciate le auto, saliremo per una ventina di minuti lungo il Sentiero delle Voltoline. Entreremo dall’ingresso “dei Pompieri” dell’Antro del Corchia.  Attraverso ampie gallerie raggiugeremo il percorso turistico che seguiremo per un tratto, fino al bivio per il ramo del Fiume, la meta finale del nostro viaggio. Attraversato un grande salone sabbioso ci affacceremo su uno dei tre grandi fiumi che attraversano l’Antro.

Iscrizioni solo online a questo link

Per informazioni scrivere a: info@gslucchese.it oppure telefonare a Marco 3899727655

Info utili

  • Quando e dove ci troviamo per partire? Alle 7,30 di domenica 7 Ottobre 2018 nel parcheggio di viale Luporini, a Lucca.
  • Quanto costa? 10 euro per i soci CAI e bambini sotto i 12 anni, 15 euro per tutti gli altri. La quota comprende la copertura assicurativa.
  • Come arrivo alla grotta? In auto da Lucca fino a Levigliani, vicino all’Antro del Corchia.
  • Come mi devo vestire? Abbigliamento pesante e da “battaglia” protetto da tute da meccanico e/o tute da ginnastica. Ai piedi scarpe da trekking ed alle mani guanti da lavoro. Ricambio completo per il ritorno.
  • … e le attrezzature? Sono fornite dal G.S.L. e sono comprese nella quota di iscrizione
  • … e per il mangiare? Sono consigliati panini per fermare i morsi della fame. A fine gita è possibile unirsi ai soci del GSL per celebrare la Cena Sociale in luogo da definire. Eventualmente segnalane l’intenzione all’atto dell’iscrizione così prenotiamo il posto
  • Se sono minorenne? Ti devi fare accompagnare da un maggiorenne!
  • Bisogna essere esperti? NO! perché il percorso è stato scelto per la sua semplicità!

Vi aspettiamo impavidi e numerosi!

Apr 252015
 
Federico, Nadia, Antonio e Marco al Campo Base

Federico, Nadia, Antonio e Marco al Campo Base

Chi fa speleologia in Apuane non può non aver sentito parlare della mitica giunzione Antro del Corchia- Abisso Fighiera che, negli anni ’80, fece diventare il monte Corchia  la sede del complesso carsico più grande d’Italia. Come in una caccia al tesoro, la giunzione fu il coronamento di una lunga ricerca che iniziò nella seconda metà degli anni ’70 e vide al lavoro tanti speleologi di tanti gruppi diversi. Furono i Piemontesi a fare la giunzione. Ma i Fiorentini fecero un’impresa davvero eccezionale: quasi 700 metri di risalite, passate alla storia grazie alle minuziose cronache dei protagonisti.

Anche i Lucchesi cercarono di risalire dal basso verso il Fighiera e, pur non riuscendo nella congiunzione, ebbero il loro premio. Ma questa è un’altra storia che qualcuno un giorno racconterà…

Le cronache dei Fiorentini sono delle letture appassionanti per chi pratica la speleologia. Molti le hanno lette, e, nel leggere, hanno fantasticato sui luoghi descritti e sui nomi… la forra di Tuchulcha, la galleria dell’Iris, la Fangaia, la galleria Roversi, il Ramo dell’Odissea, la Valle dell’Eden… posti ormai storici, ma poco frequentati vista la notevole distanza dall’ingresso.

Anche noi, che frequentiamo abitualmente il Corchia, siamo stati affascinati da quei racconti. Grande il desiderio di visitare quelle regioni remote: da tempo ne parlavamo, tenendo nel cassetto il progetto di farci un giro. L’occasione giusta si presenta il  week end del 25 e 26 Aprile.

Alle 12 di sabato mattina, in quattro,  siamo all’ingresso del Serpente. Il programma è di fare un’uscita tranquilla: raggiungere il campo base dei Fiorentini, dormire e poi, domenica mattina, tornare indietro. Nessuno di noi è mai stato ai rami dei Fiorentini, al massimo qualcuno è arrivato poco oltre la Saletta del Pipistrello. Abbiamo con noi il rilievo, ma forse non ne abbiamo bisogno, le letture delle cronache sono impresse nelle nostre memorie. Entriamo.

La Fangaia, porta dei Rami dei Fiorentini

Il Pozzo della Fangaia, porta dei Rami dei Fiorentini

Dall’ingresso del Serpente, superata una stretta buca da lettere di 5 metri in discesa, si arriva, seguendo la frattura, alla sommità del pozzo Empoli, di circa 30 metri. Sceso il quale, si segue la galleria turistica si arriva al bivio per il Ramo del Fiume, dove si abbandona la passerella d’acciaio. Si prosegue nei massi, un saltino sempre armato e, dopo un po’, si arriva in una grande sala dal fondo sabbioso che immette sul fiume Vianello. Si segue il corso del fiume in risalita, stando in alto sulla sinistra. Dopo poco, un traverso con corda fissa dà accesso alla base del pozzo della Fangaia, dove iniziano i Rami dei Fiorentini.

All’inizio è routine, la “buca da lettere”, l’Empoli e le passerelle del turistico li abbiamo percorsi decine di volte. Questa volta è diverso, però. Mentre i nostri passi rimbombano sui gradini d’acciaio, ci sovviene che negli anni ’70 le passerelle non c’erano ed era tutto “grotta”, senza sconti. Ce lo ricordano le corde fisse, ormai in disuso, agganciate alle pareti. La “grotta”, per noi, inizia quando scavalchiamo la passerella ed andiamo verso il fiume. Una zona di crollo, un saltino (armato) poi una breve galleria che immette nella sala che, quando c’è la piena, si trasforma in un vero e proprio lago. Risaliamo il fiume stando alti ed in breve siamo al traverso che ci porta alla base del pozzo della Fangaia: 50 metri da risalire in un ambiente enorme e maestoso, reso ancora più imponente dal fragore della cascata che scende a fianco. Una corda appoggiata sulla parete di fronte ci invita a varcare la porta dei Rami dei Fiorentini, il nostro viaggio inizia qui.

Saletta del Pipistrello

Saletta del Pipistrello

Risalita la Fangaia, percorso un tratto quasi orizzontale assicurati ad una corda, si arriva, dopo un saltino in discesa, nella bellissima Galleria dell’Iris, una condotta attiva che si percorre molto facilmente. Sulla sinistra si incontra uno spiazzo sabbioso, poi, in corrispondenza di una decisa curva a destra, una cascata. La curiosità è la presenza di grandi cengie di conglomerato molto sottili, che possono essere percorse senza particolari problemi. In fondo alla galleria, una corda che penzola nel vuoto ci introduce al Pozzo delle Pisoliti, un 30 nel vuoto. Risalito questo e passato un traverso, un saltino in discesa conduce ad un arrivo d’acqua. E’ la Forra di Tuchulcha.

Bellissima la galleria dell’Iris, quando ci passiamo non possiamo non notare i giochi d’acqua, le cascate, le nicchie sabbiose, una in particolare ospitava il “Fort Fighiera”; non c’è che un anonimo cumulo di sabbia ormai, ma a noi sembra di vederlo, il fortino che i Romani di passaggio in quei rami ancora in esplorazione fecero in omaggio ai Fiorentini nel lontano ’80. Bello il pozzo delle Pisoliti, dove si affaccia la Galleria Quadrata. La partenza del pozzo è a pendolo: dopo qualche metro ci si trova sospesi nel vuoto, sempre accompagnati dal fragore della cascata. Terminata la salita ci ritroviamo sul traverso: sono passate un paio d’ore da  quando siamo entrati ed ora viene il bello, entriamo nel vivo della forra. Ci ricompattiamo poco dopo aver arrampicato il tratto inziale.

La forra prima della Galleria Roversi

La forra prima della Galleria Roversi

La forra di Tuchulcha, si presenta, all’inizio, come un facile percorso tra le rocce che accolgono il torrente. Si deve cercare  di salire il più possibile fino ad un traverso che porta ad una grossa colata calcitica superata la quale si vede una corda: è il pozzo della Colata. Risalito questo c’è la parte più impegnativa della forra: la si percorre sfruttando i numerosi appoggi presenti sulle pareti e facendo un po’ di opposizione con le mani. Ad un certo punto la corda di sicura scompare e la forra si allarga. E’ il momento di abbandonarla ed arrampicarsi sulla sinistra fino a raggiungere un cunicolo che immette in una saletta ricca di concrezioni e di colonne. Siamo giunti alla Saletta del Pipistrello, un piccolo nodo da cui si dipartono diversi percorsi. In alto, dietro un masso, si nasconde l’angusto passaggio che ci dà la certezza di essere sulla buona strada.

Dopo aver superato il Pozzo della Colata, percorriamo la forra facendo attenzione agli appoggi e cercando di stressare il meno possibile la corda di sicura, che non è sempre in perfette condizioni. La progressione non è delle più semplici ma non presenta neanche difficoltà insormontabili. Mentre andiamo avanti pensiamo ai primi esploratori che percorrevano la forra senza corde di sicura per evitare il “pirataggio” dei Rami da  parte di gruppi rivali. Noi ci arrangiamo come possiamo, fino ad arrivare in un punto dove è davvero impossibile andare avanti. Dopo un po’ di incertezza individuiamo la via: occorre salire sulla sinistra verso la saletta del Pipistrello, un bellissimo ambiente molto concrezionato. Ci fermiamo e facciamo qualche foto, il posto è veramente stupendo. Per questa volta non andremo a riguardare i vari rametti che si dipartono dalla saletta, ci dirigiamo direttamente verso la prosecuzione, in alto. Qualcuno di noi, per passare, deve togliersi qualcosa di dosso. Passiamo i sacchi e finiamo in un altro ambiente, un’altra forra, più grande della prima. Visto che è passata l’ora di pranzo ci fermiamo a mangiare qualcosa su un comodo spiazzo sabbioso che, in una delle uscite precedenti, avevamo usato per dormire.

Dopo la Saletta del Pipistrello si apre la grande e bellissima Galleria Roversi. All’inizio si presenta come un ambiente di crollo e per qualche metro occorre procedere accovacciati. Subito dopo, pero’, si apre una bella forra, poi, dopo una secca curva a destra in corrispondenza di un incrocio tra due faglie, una grande galleria obliqua, percorribile facilmente. Si segue la galleria fino ad un apparente bivio, con enormi scritte sulle pareti. Bisogna prendere a destra, dove l’ennesimo tratto in forra conduce alla base di un saltino. Oltre c’è una saletta dalle pareti fangose ed una corda. E’ il pozzo del Tetto.

Nadia al Pozzo del Tetto

Nadia al Pozzo del Tetto

Presto ripartiamo, da qui la strada è nuova per tutti. Iniziamo a percorrere la galleria Roversi camminando sui massi, poi in opposizione tra le lame che si stagliano dalle pareti. Poi, la galleria diventa comoda, tanto che si potrebbe percorrere in motorino! Siamo tranquilli, tutto torna con le descrizioni che abbiamo letto. Ma la sorpresa è in agguato: ci troviamo in un punto che sembra un bivio con due rami. Una grande scritta arancione “Olonnese Volante” di fronte a noi. Sulla parete di destra un simbolo a cerchi concentrici che non riusciamo  a decifrare. La logica ci direbbe di andare a destra ma una scritta, sulla parete sinistra, indica: “Black and White – Fighiera”. Non ci torna e siamo perplessi. Per la prima volta da quando siamo entrati tiriamo fuori il rilievo per controllare ma non sono segnati bivi nel punto in cui siamo. Proviamo ad affacciarci a sinistra, dove c’è un pozzetto da risalire sotto un forte stillicidio. Saliamo per qualche metro. Ma sembra stringere, ci pare strano che la strada sia questa. Allora due di noi decidono di controllare il ramo a destra: c’è l’ennesima forra da percorrere in spaccata. C’è anche una corda di sicura, ma viste le condizioni meglio non usarla per la progressione. Oltre la forra un saltino, lo risaliamo. Troviamo una saletta ed una corda. Ci ricordiamo di un particolare delle descrizioni: “il pozzo del Tetto si apre in una saletta dalle pareti fangose”. Guardiamo le pareti: “Sono coperte di fango! Ci siamo, siamo al Pozzo del Tetto!”. Andiamo a chiamare gli altri che ci raggiungono coi sacchi e procediamo. Siamo di nuovo in marcia!

Il Pozzo del Tetto, di 17 m, parte con un pendolo alla base. Dopo qualche frazionamento si arriva alla cima dove occorre scavalcare una lama aiutandosi con una corda fissa di sicura. Poi, un saltino in discesa immette in un’altra saletta: quella del Pozzo dell’Omo, da 13 m. A questo punto, usando la corda che è in loco, si arrampica un meandro in salita. Dopo pochi metri c’è un grosso masso proprio in corrispondenza di un bivio. La prosecuzione normale è a sinistra. Continuando dritti, invece, si finisce nel Ramo del Sole.

 Rinfrancati dal fatto di aver ritrovato la via, superiamo velocemente il pozzo del Tetto, il saltino in discesa, il traverso seguente ed infine il Pozzo dell’Omo. Ci ritroviamo nel meandro di sopra, dietro un grosso masso. Siamo sicuri di essere al bivio per il Ramo del Sole: diamo un’occhiata al rilievo che ce lo conferma. Ormai siamo nel vivo del nostro percorso. La curiosità di vedere gli ambienti successivi è grande, ci rimettiamo in cammino.

Al bivio del Ramo del Sole occorre girare a sinistra. La via è indicata da una serie di lame concrezionate sul soffitto, per questo la galleria fossile che si percorre si chiama Galleria di Damocle. Al termine, in una saletta, inizia l’ennesimo pozzetto (pozzo del Meandro, di 10 m). Continuando a salire per saltini e pozzetti si finisce al Pozzo dei Tre Spit, che mette fine alle corde, almeno per un po’. Dopo il Pozzo dei Tre Spit ha inizio la Galleria in Salita, facilmente riconoscibile perché grande ed, appunto in salita.

La Galleria in Salita

La Galleria in Salita

Non abbiamo dubbi, ormai la via è certa. Al bivio del Ramo del Sole c’è un po’ d’acqua, poi il meandro è fossile fino al un primo pozzetto, ovviamente da risalire. Un’occhiata veloce agli armi, che non sono proprio in ottimo stato, un piccolo saggio e poi via, saliamo (sempre con prudenza, visto lo stato dei materiali). Ad  un certo punto un frazionamento un po’ esposto, poi si vede l’attacco del pozzo poi… finite le corde! Siamo alla Galleria in Salita, un bell’ambiente grande facilmente arrampicabile. Facciamo il punto della situazione, poi ci disponiamo nella galleria per tentare qualche foto. Continuamo. La galleria sale e sale. All’inizio avanziamo tra i massi, poi in un ambiente concrezionato, dove facciamo altre foto. Ormai dovremmo essere vicini… o no?

La galleria in salita finisce dietro un masso. Al di  là di questo, un pozzo: è il Pozzo della Traversata. Superato questo un altro breve meando conduce in una saletta sabbiosa parzialmente allagata a causa del forte stillicidio, la Sala delle Cattedrali. A sinistra, una corda invita all’ultima fatica: dopo una quindicina di metri di risalita, sulla sinistra, in quello che era una volta il letto di un fiume, il Campo Base.

 

La Galleria in Salita (seconda parte)

La Galleria in Salita (seconda parte)

La nostra è solo curiosità, non siamo ansiosi di arrivare, ci sono troppe cose da vedere. La sala del Pozzo della Traversata ad esempio, è molto bella, con la corda che ci invita a fare l’ennesimo pendolo per salire. Di sopra un terrazzino ci costringe a qualche manovra di equilibrio, ma passiamo velocemente ed arrivamo alla Sala delle Cattedrali. Individuiamo subito lo spiazzo sabbioso dove, le cronache ci dicono, c’erano delle strane formazioni di fango e sassi che davano l’idea, appunto, di tante cattedrali. Ora non ci sono più, furono distrutte al tempo delle esplorazioni da qualche speleologo poco rispettoso. Ne approfittiamo per prendere l’acqua, non sappiamo se al Campo Base avremo la possibilità di farlo. Risaliamo l’ennesima corda e finalmente scorgiamo il Campo Base che si trova in realtà in un canale dal fondo sabbioso, protetto da un lato dalla parete, dall’altro dal materiale di riporto (ormai conglomerato) dell’antico fiume.

Tenda improvvisata ma venuta bene

Tenda improvvisata al Campo Base

Siamo arrivati, ce la siamo presa comoda, infatti sono le 9 di sera ed abbiamo sulle spalle circa 9 ore di grotta. Mentre familiarizziamo con il Campo Base e guardiamo le scritte sulle pareti (pensavamo ce ne fossero molte di più, invece solo un paio di sigle GSF), ci organizziamo per la cena e per la notte. Decidiamo di usare la corda che abbiamo come infrastruttura per una tenda improvvisata, faremo le pareti con sacchetti di nylon. Il montaggio della tenda ci porta via un’ora buona, poi, finalmente, ci sediamo per la cena. Siamo tutti contenti, abbiamo visitato davvero dei bei posti. Ora non ci aspetta che il meritato riposo e domani sarà tutto in discesa, nel vero senso della parola.

 

Set 092012
 
Foto di gruppo prima della traversata

Il 9 Settembre 2012 il GSL ha effettuato la prima traversata dalla Buca del Becco al nuovo ingresso del sistema carsico del Monte Corchia. L’ingresso, scoperto lo scorso 15 Luglio dal Gruppo Speleologico Lucchese, è il 16° naturale, si trova quasi in cresta al monte a quota 1600m e si connette con le remote gallerie del Corno Destro, Via Fani, il freatico fossile più alto del Complesso.

Foto di gruppo all'ingresso

Foto di gruppo all’ingresso

Il nuovo ingresso è dedicato a Mario Lazzarini, speleologo del GSL, deceduto prematuramente nel 2006.

La traversata ha visto protagonisti i nuovi speleologi usciti dall’ultimo corso: sono accorsi in massa all’evento con entusiasmo e voglia di vedere le nuove regioni. Ecco un resoconto della traversata.

Entriamo in grotta verso le ore 11, dopo il lungo avvicinamento a piedi da Fociomboli. Le fatiche sono ripagate dal fantastico panorama di cui si può godere dalla buca del Becco in una splendida giornata di fine estate.

Entrati in grotta e sceso il p. 50 iniziale, ci troviamo alle prese con saltini e pozzetti che ci portano verso i Rami dei Conglomerati. Qui, dopo qualche passaggio acrobatico su armi volanti, uno scivolo fangoso ci  porta alla grande forra in salita che è la via Fani. Il percorso non è dei più semplici: qualche armo provvidenziale (messo in opera da Antonio DM, Antonio DB e Massimo nella prima delle uscite esplorative che, in Giugno, dette inizio alla ricerca dell’ingresso) ci aiuta a superare alcuni tratti più impegnativi. Passati un paio di traversi, arriviamo al caposaldo 76, dove ci rifocilliamo e facciamo qualche foto.

Gruppo al Cap. 76. - Via Fani

Gruppo al Cap. 76. – Via Fani

A questo punto qualcuno decide di tornare indietro verso il Becco, altri vanno avanti a concludere la traversata.

Non sappiamo quanto ci vorrà esattamente e quale sia effettivamente la via, ma il ricordo di Antonio DB, che c’è già stato, e i numerosi “ometti” ci guidano. Continuiamo a  salire. Dopo poco, forse mezz’ora, arriviamo al caposaldo 77: è fatta siamo sopra il Pozzo Romean, abbiamo la certezza di aver trovato la strada. Facciamo qualche foto e attrezziamo con nuova corda il pozzo poi io e Antonio torniamo indietro ad aspettare Nadia che ci sta raggiungendo dal Becco, mentre Mirko, Elisa e Zoran vanno verso la nuova uscita, completando di fatto per primi la traversata.

Dopo poco, recuperata Nadia, anche noi torniamo al caposaldo 77 e scendiamo fino a metà del Romean. Ecco le nostre corde, ecco il limite delle nostre esplorazioni condotte a partire dal nuovo ingresso. Siamo al punto più basso della traversata, da ora  in poi dobbiamo risalire. Ancora, su un masso, la bottiglia di spumante che abbiamo portato il 22 Luglio, giorno (o meglio notte) dell’ingresso “ufficiale” in via Fani passando dal Lazzarini.

Nadia e Antonio al pozzo Romean

Nadia e Antonio al pozzo Romean

Cominciamo a risalire, prima sulle corde, poi in uno stretto cunicolo. Arriviamo alla base del grande pozzo che ci schiude i nuovi, grandi ambienti trovati qualche mese fa. Un pozzo nel vuoto, un traverso, un saltino, un altro pozzo appoggiato. Poi lo stretto cunicolo nella frana, nel quale ci eravamo fatti strada a fatica. Poi una grande sala di crollo e infine uno scivolo in salita da superare con l’aiuto di una corda.

D’ora in poi l’attrezzatura non ci servirà più: percorriamo una brutta frana stando attenti a non respirare troppo forte e poi, strisciando, guadagniamo un ambiente un po’ più largo. Ancora cunicoli in salita, poi un “cassa da morto” sulla quale bisogna strisciare. Un ultimo passaggio un po’ stretto e siamo nella sala iniziale. Qui non è più grotta, si sente il caldo del “fuori”. Superiamo i massi dell’ingresso e siamo a guardare il panorama.

E’ sera, una splendida serata estiva. Siamo in cresta al monte Corchia, sulle Alpi Apuane. Bellissimo.

Lasciamo la cresta, poi scendiamo di nuovo verso il Becco. Gli altri sono già scesi; Mirko, al solito efficientissimo, ha già disarmato l’ingresso. Ci cambiamo e scendiamo, poi tutti dalla Piera, come deve essere.

 

 

Nov 262011
 

Preparativi all'ingresso.

Se ne parlava dalla fine di Ottobre. Leonardo,  che aveva avuto modo di visitare Satanachia l’anno scorso, contattava Eleonora e proponeva la colorazione. Ele e il gruppo accettavano l’idea con entusiasmo; si muoveva la FST e, a tempo di record e con molta buona volontà, Valentina della commissione scientifica riusciva ad organizzare, per il 26 e 27 Novembre, addirittura due colorazioni: una a Satanachia, l’altra al Piloro (all’ultimo momento quest’ultima salterà per la secca).

Pozzo del Cinquantesimo

La notizia della colorazione si diffonde e molti dimostrano interesse e si dichiarano disponibili a partecipare. Ecco quindi che il giorno fatidico, Sabato 26 Novembre 2011, davanti al rifugio Donegani, ci ritroviamo in parecchi. Noi del Gruppo Speleologico Lucchese (Antonio DM, Nadia, Antonio DB e il sottoscritto) arriviamo poco dopo le 10 e troviamo subito gli amici del Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese (Chiara, Alessio e Cristian) che ci accolgono e ci salutano calorosamente. C’è anche Marc Faverjon: ci presentiamo e scambiamo qualche parola. Dopo qualche minuto arrivano anche Giampaolo (Unione Speleologica Pratese) e Laura (Commissione Speleologica Speolo). Ci siamo tutti, possiamo andare.

Antonio nella zona dei -400

Davanti al vecchio rifugio Donegani prepariamo il materiale e organizziamo il lavoro. Oltre alla colorazione c’e’ da ribattere col telemetro laser alcuni punti del rilievo, recuperare un po’ di materiale e fare un po’ di pulizia del Campo Base. Marc ha portato la macchina fotografica, quindi cercheremo di fare anche delle foto. Pensiamo di scendere fino al Campo Base (alla quota di -630 m circa), sostare, e poi scendere un altro po’ per portarci nella zona della colorazione. Finito il briefing, ci incamminiamo lungo la strada di cava. L’avvicinamento richiede circa un’ora e ci godiamo il fantastico spettacolo dell’Orto di Donna: la giornata è splendida, il cielo sereno, le Apuane settentrionali suggestive come al solito. E’ davvero un bel posto, come sempre un po’ ci dispiace abbandonare la luce del sole per il buio dell’Abisso…

Giampaolo al meandro di -580

Giunti all’ingresso ci cambiamo e indossiamo le attrezzature. Sono le 13:00 circa. Entriamo. La discesa è agevole, noi “veterani” descriviamo un po’ la grotta a chi non c’era mai stato. Cunicoli iniziali, pozzo Starlight, traverso, pozzo Micheluzzo… altri frazionamenti e siamo nella sala di -250. Un breve consulto per decidere quali sono i posti degni di foto. Il primo è certamente il Pozzo del Cinquantesimo, la verticale di 130 metri che si trova immediatamente sotto di noi, alla fine di un breve cunicolo in frana. L’ambiente è immenso e l’impresa è ardua ma Marc piazza sapientemente i flash e i soggetti e riesce a ritrarre la grande ‘lingua’ di roccia che sporge nel vuoto a metà pozzo: è impressionante. Alla base del pozzo ci aspettiamo un po’, poi ci dirigiamo verso i -400 dove c’è un altro bel ‘set’ fotografico. Giampaolo fa da soggetto, noi da uomini-flash. Begli scatti. Scendiamo ancora, facciamo il pozzo Un Due Tre e arriviamo alla frattura dei -560, dove la grotta diventa finalmente meno verticale. Un po’ di pena negli scomodi passaggi nella frana e siamo nell’attivo. Bellissimo meandro nel marmo… come non approfittarne per fare delle foto? Marc si impegna e il risultato è eccezionale: “Abbiamo una foto degna della copertina di TALP”, mi dicono. Proseguiamo: saltini, traversi, una strettoia e siamo all’attacco del pozzo sopra il salone del Campo Base: Laura scende e risale dall’altra parte. Marc, dall’alto, riesce a scattare delle foto che rendono l’idea della grandezza del salone.

La colorazione

Al Campo Base ci ricompattiamo e qualcuno mangia qualcosa. Sono circa le 17. Lasciamo il materiale che ci servirà per la notte e continuamo a scendere. Attraversiamo la galleria in discesa nella frana e un primo pozzo, fino al punto stabilito per la colorazione: una saletta nel marmo a -717 metri sotto l’ingresso. C’è un arrivo d’acqua che si raccoglie sul fondo in un comodo canale. La portata è sufficiente per sciogliere velocemente il Tinopal e c’è abbastanza spazio da consentire a tutti di assistere all’operazione. Con la saletta illuminata a giorno dai led la colorazione ha inizio: apriamo le confezioni di Tinopal e versiamo 4.5 Kg di polvere nel canale ai nostri piedi. L’acqua vira dal trasparente all’opaco, colore azzurro chiaro. Sono le 19 di sabato 26 Novembre. Facciamo molte foto, anche qualcuna che ritrae la squadra al completo. E’ un bel momento per tanti motivi: siamo un bel gruppo, siamo in una bella grotta e stiamo facendo un po’ di ricerca scientifica: speriamo di mettere un tassello importante nello studio delle acque sotterranee della Val Serenaia.

Il gruppo

Terminata la colorazione, il gruppo si divide: alcuni vanno a fare un giro nelle regioni profonde di Satanachia, altri tornano al Campo Base per rifocillarsi e sistemarsi per la notte. Durante il ritorno recuperiamo un po’ di materiale lasciato lungo la strada nei giorni della prima esplorazione. Al campo base ceniamo e aspettiamo gli altri che tornano dal giro in profondità. Arrivano verso mezzanotte: ci dicono che hanno visto il Tinopal 300 metri più in basso rispetto a dove era stata eseguita la colorazione; sono passate circa due ore, quindi deduciamo che il colorante scende di circa 150 metri all’ora. Dopo un veloce pasto e un the, una squadra si avvia verso l’uscita. Laura, che esce, ci saluta gentilmente e ci ringrazia. Noi del GSL e gli amici versiliesi, invece, sistemiamo i sacchi a pelo e ci mettiamo a dormire. Ce la prendiamo con calma: avremo tutto il tempo per risalire, domani.

Sulla via del fondo

L’indomani, Domenica, ci alziamo verso le 10:00, facciamo colazione e sistemiamo il materiale nei sacchi. Ne approfittiamo per fare un po’ di pulizia del CB. Dopo aver riordinato tutto, iniziamo la risalita. Io e Antonio DM verifichiamo col telemetro laser le distanze di alcuni caposaldi, per verificare le misure eseguite durante il rilievo.

Usciamo scaglionati, gli ultimi (per forza di cose) siamo io e Antonio intorno alle 21:00. Ci attende un magnifico cielo stellato ed un freddo pungente. Ci incamminiamo lungo il sentiero e poi lungo la strada di cava. Alessio, molto gentilmente, ci viene incontro col suo fuoristrada e ci risparmia l’ultimo tratto a piedi. Gli altri ci attendono, già pronti, davanti al vecchio Donegani. Ci cambiamo anche noi e poi tutti a Gramolazzo in pizzeria: non potevamo chiudere meglio che con una pizza e una birra in compagnia degli amici del GSAV!

Ora aspettiamo i risultati della colorazione. Dove sbucherà il Tinopal? La sgorgoscommessa è aperta…

Le foto di questo articolo sono di Marc Faverjon. Grazie davvero, Marc!



Giu 242011
 

TUNZ TUNZ TUNZ… al suono degli amplificatori a alla luce delle tikke è stato inaugurato, nella notte tra sabato 25 e domenica 26 Giugno, il “SataNight”, il locale più underground della Val Serenaia. Esso si trova 617 metri sotto l’ingresso di Satanachia, su un rialzo sabbioso di un ampio salone di frana. Il SataNight, una volta semplice Campo Base, è oggi dotato di ogni comfort e vanta allestimenti di lusso: tetto impermeabile, pareti in puro cellophane, riscaldamento autonomo, angolo cottura, zona notte e servizi.

Chef Tori in azione

L’inaugurazione è avvenuta a margine di una punta esplorativa iniziata il giorno prima. Andrea, Giamma, Zairo e Marco sono entrati alle 21:00 circa di venerdi 24 sera, con l’obiettivo di andare a vedere alcune zone inesplorate a quota -700 circa. Notte al Campo Base, veloce colazione e partenza per il fronte esplorativo. Da guardare: un pozzo e un meandro. Il pozzo, che si apre di fronte alla via nota poco sotto il campo base, ha richiesto un’accurata pulizia; la discesa ha portato gli esploratori in un frattura nel marmo che però si richiude su una zona già nota. Il pozzo è stato quindi disarmato. Anche il meandro, dopo essere stato attrezzato, ha ricondotto in zone già conosciute ed è stato quindi disarmato. Visto che c’era tempo a disposizione è stato armato un traverso per guardare da vicino una finestra che è risultata essere chiusa.

Gli esploratori sono quindi tornati al Campo Base. Verso le ore 22:00 un rumore di ferraglia preannunciava l’arrivo della seconda squadra: in breve sono arrivati al Campo Base Antonio DB, Giovanni, Elisa e Federica.

A questo punto quello che era il Campo Base si è trasformato in un vero e proprio locale notturno. Gli ospiti hanno potuto rinfrancarsi e mangiare le celeberrime Minestrine dello Chef Tori, mentre il famoso speaker Antonio DB (trasformatosi per l’occasione in Antonio DJ), supportato dall’impianto luci di Zairo, presentava il locale e la serata ai fortunati avventori. Fortunati, sì, perché il “SataNight” dispone di soli 8 posti; purtroppo non è stato possibile accogliere altre persone, che sono rimaste fuori dall’ingresso (617 metri più in alto) a fare la fila. A breve ci saranno altri tour guidati; necessaria la prenotazione presso il GSL, per ovvi motivi!

Dopo una serata esaltante, gli ospiti si sono spostati nella zona notte per una bella dormita, resa estremamente piacevole dal sistema di riscaldamento a tepore umano di nuova generazione. Il rumore dello stillicidio ha fatto, come al solito, da colonna sonora.

Zona notte

Zona notte

Al mattino(!), dopo che è stata servita la colazione a letto, gli avventori si sono avviati verso l’uscita. La risalita è stata lenta ma bella, al solito Satanachia pretende che i suoi ospiti le dedichino tempo ed attenzioni, specialmente quando si risale. Con l’occasione è stato modificato un armo in cima al meandro a -560. Ora il collegamento tra il meandro stesso e il pozzo soprastante, battezzato da Federica “un-due-tre”, è molto più agevole.

Il tutto si è concluso intorno alle ore 22:30 di domenica sera, tutti stanchi ma contenti: Satanàchia non delude mai!

sex geschichten - sex geschichten - sex stories - sex stories - xnxx - xnxx - xnxx - xnxx - porno - xhamster - xhamster - hd porno - hd sex - xvideos - xvideos - sex videos - xvideos