Apr 012015
 

Domenica 19 Aprile speleogita al “Canale del Granduca” a cura del Gruppo Speleologico Lucchese CAI.

Pian del Lago

Pian del Lago

Questa volta, in occasione della consueta speleogita di primavera, andremo a visitare un ambiente sotterraneo che non è di origine naturale: non si tratta infatti della classica grotta carsica, ma di un condotto sotterraneo scavato dall’uomo circa 250 anni fa. Il Canale del Granduca è un’importante opera idraulica realizzata nella seconda metà del ‘700 per drenare le acque di un lago che occupava una depressione di origine carsica.

Queste zone pianeggianti racchiuse da rilievi e senza uno sbocco naturale sono chiamate “Polje” sono generalmente delle pianure molto fertili ma soggette a frequenti allagamenti se non addirittura occupate da laghi perenni. Da qui l’esigenza dell’uomo fin dall’antichità di effettuarne la bonifica, anche per scongiurare il rischio delle epidemie di malaria, legata alla diffusione delle zanzare che prosperano nelle zone paludose.

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Il Canale del Granduca si trova in località “Pian del Lago”, vicino a Siena. Si tratta di una galleria di dimensioni medie di 2 metri di larghezza per un’altezza di 2,5 m, in parte rivestita in laterizio e in parte scavata nella viva roccia calcarea per una lunghezza di oltre 2300 metri, percorsa dalle acque di drenaggio della piana (che misura circa 4,5 x 2 km) e la sua costruzione è iniziata nel 1766 per concludersi, nel suo aspetto attuale, nel 1781. L’opera collega la parte sud orientale della depressione di Pian del Lago con la valle del torrente Rio.

Informazioni logistiche:

Lasceremo le auto in prossimità dell’ingresso della galleria e percorreremo il percorso sotterraneo fino all’uscita. Da qui seguendo strade e sentieri percorreremo all’esterno il percorso per tornare al punto di partenza. Tutto il percorso richiede circa 4 ore. Lungo il percorso per tornare alle auto passeremo vicino all’Eeremo della Lecceta e all’Eremo di S. Leonardo al Lago, che potremo visitare all’esterno.

Ai partecipanti alla gita forniremo un casco e l’impianto di illuminazione. È richiesto un abbigliamento da escursione e stivali di gomma per il percorso sotterraneo ed un cambio di scarponcini da trekking per il percorso esterno da portarci in uno zainetto insieme al pranzo al sacco.

La partenza è prevista da Lucca, dal parcheggio di viale Luporini, alle ore 7.30 di Domenica 19 Aprile. Pranzo al sacco. Trasporto con mezzi propri. Quota di partecipazione: 12 EUR per il soci GSL/CAI e per bambini sotto i 12 anni, 15 EUR per tutti gli altri. E’ compresa la copertura assicurativa.

Per informazioni ed iscrizioni scrivere a info@gslucchese.it oppure telefonare a Marco 3899727655

 

Lug 012012
 

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Il primo pozzo

Il primo pozzo

Mentre nella vicina Serenaia il Buco del Muschio si apprestava a grandi passi a diventare il primo meno-mille del nostro gruppo, la Buca della Carriola iniziava a condurci verso le profondità del M. Sella. Allo scivolo franoso che si era aperto al nostro sguardo il primo giorno segue un breve tratto orizzontale e un collo d’oca in salita dove una breve arrampicata ci porta ad un’altra breve condottina orizzontale che sbuca in una discreta sala. Qui la continuazione non è ovvia e ci mettiamo a vedere diverse vie. Tre scendono, poi c’è anche un camino che sale. Siamo in tanti e qualcuno comincia pure a risalire. Dopo un po’, togliendo un masso incastrato troviamo la via discendente buona. Ritroviamo anche l’aria che nella sala avevamo un po’ perso di vista.

Meandro "La sagra del fuoco"

Meandro “La sagra del fuoco”

Scendiamo tre pozzetti ma dobbiamo allargare un po’ gli imbocchi e anche un tratto di cunicolo che porta al quarto salto, sul fondo del quale però un restringimento bagnato e senza aria ci dice che abbiamo sbagliato via. La ritroviamo sopra, traversando si entra in un altro ambiente. Da qui la prosecuzione c’è ed anche l’aria, furibonda, ma la gloria ce la dobbiamo guadagnare con un lungo cantiere di scavo di un meandro (la Sagra del Fuoco) che a tutt’oggi non abbiamo finito di completare come vorremmo. Comunque ritroviamo la fiducia nella grotta quando ci affacciamo su un p. 30, uno dei più belli della grotta. Alla base siamo a -110 circa. Qui qualcuno dice che la prosecuzione è impraticabile così com’è. All’uscita successiva siamo in forze, ci sono anche gli amici livornesi.

P. 30 a -110

P. 30 a -110

A loro appaltiamo il lavoro di cercare di rendere transitabile la prosecuzione, concedendogli l’eventuale successiva esplorazione. A fine giornata ci ringrazieranno perché in quel punto si passava percui si dedicano all’esplorazione, armano e scendono pozzi fino a – 160! Le uscite successive saranno comunque dedicate a sistemare e mettere in sicurezza alcuni passaggi che avevano superato i livornesi e a cercare di rendere agevole l’accesso a due punti, in alto e in basso in un meandro, dove si erano con difficoltà affacciati su due pozzi. Qui è la seconda volta che la grotta si biforca (e lo farà ancora altre volte) e questo ci pare abbastanza singolare. Prendiamo la via in alto, saltino poi pozzo. Scendiamo un p. 40, in fondo ci sono due prosecuzioni, ma un po’ strette. Lasciamo momentaneamente perdere questa via e guardiamo la parte bassa del meandro.

P. 42 a -180

P. 42 a -180

Altro saltino, salettina, frattura che parte dritta e stretta e in fondo chiude… anzi, no, gira di 90° e sprofonda in un tubo verticale di marmo levigato. Aggiustiamo il percorso, ora si passa bene. La bella verticale è un p. 40 abbondante alla cui base la grotta, tanto per cambiare, si divide. Siamo in 4 e lavoriamo sulle due vie. La prima scesa stringe ma vediamo che siamo in direzione dell’altra e ne deduciamo che si possano ricongiungere poco sotto. Scendiamo la seconda via ed è un altro bel pozzone (p.60). Atterriamo in una sala, si scende un saltino, breve meandro, saltino, traverso e ancora un pozzo. Sceso questo (p. 40), atterriamo su uno spartiacque.

P. 40 a - 300

P. 40 a – 300

Una via è stretta e un po’ bagnata, la tralasciamo. L’altra è una frattura con un paio di sfondamenti. Scendiamo il punto più comodo, pensando che sia la solita via. Chiude, però ci rendiamo conto che l’altro buco non comunica. Spostiamo l’armo e la corda, la via buona è questa! Ancora un p. 60, saltino, e un pozzo con partenza un po’ a gradoni (p. 35). In fondo? Le solite due vie, una parte stretta, l’altra… alla prossima puntata!

Lug 182010
 

Nasce nell’estate 2010, forse per la voglia di non sentirsi ancora speleologicamente inadeguati in progetti ambiziosi oppure per rimediare quella mancanza del menomille che ancora affligge la culla degli abissi apuani degli anni ’80, l’Arnetola, la storia della Buca della Carriola, sull’Alto di Sella, nel comune di Vagli.

18 luglio 2010: primo giorno di scavo, Mario Nottoli e la carriola.

18 luglio 2010: primo giorno di scavo, Mario Nottoli e la carriola.

Il sottoscritto infatti aveva da tempo in mente una buca sulle ripide pendici di quel monte, non un buchetto, una fessura, magari con aria come ne conosciamo tanti, ma una vera grotta, catastabile, dove si entra tranquillamente in piedi per diversi metri e che chiude in un pavimento di detrito, senza (apparentemente) un filo d’aria.

Molto interessante secondo me, molto meno per altri speleologi che sicuramente l’avevano vista. Difficile comunque trovare qualcuno disposto a farsi 4-500 metri di dislivello ripidissimi per andare a scavarci.

22 Agosto 2010: secondo weekend di scavo, l'ingresso della grotta

22 Agosto 2010: secondo weekend di scavo, l’ingresso della grotta

Bisognava rendere la cosa ancora più assurda, come il pensare di portarci una carriola, di quelle grandi, con lo scafo in plastica, il telaio in ferro e la ruota di Vespa per riuscire a convincere facilmente Mario Nottoli, il padre di tanti abissi d’Arnetola, a intraprendere l’iniziativa.

Arrivati all’ingresso con la pesante attrezzatura devo ammettere che la prima sensazione sia stata di delusione. Era passato del tempo infatti dal primo sopralluogo e i ricordi mi ingannavano: mi ricordavo una ventina di metri tra l’ingresso e il punto di scavo, distanza che rendeva la presenza della carriola fondamentale per movimentare ingenti quantità di materiali fino all’ingresso con rapidità e poca fatica. Ma i metri sono in realtà assai meno, circa un terzo. Mi sentivo l’idiota dell’anno…

22 Agosto 2012: si passa!

22 Agosto 2012: si passa!

Cominciammo comunque a scavare: a mano riempio le paiole nella parte bassa dove la volta si immerge nel detrito e le passo a Mario che le versa nella Carriola alle sue spalle e quando è piena rapidamente la conduce all’ingresso dove, senza fatica la vuota di sotto. Non siamo sul fondo di una dolina penso: il fondovalle è 600 metri più in basso, dovremmo averne di spazio per il materiale di scavo…

Alla fine della giornata ci rendiamo conto che sia pure in due abbiamo fatto un gran lavoro senza ammazzarci di fatica e che, alla fine, la carriola si era guadagnata la sua fetta di gloria ed io la reputazione.

22 Agosto 2010: inizio esplorazioni

22 Agosto 2010: inizio esplorazioni

Ma la cosa ben più importante è che fin dall’inizio dello scavo la fiamma dell’accendino si piega violentemente verso il basso se avvicinata fra la parete e il detrito: l’aria c’è eccome, ma come è ovvio a queste quote d’estate, entra nella grotta.
Quando cala la sera e abbandoniamo lo scavo (stanchi ma felici, si dice) un vuoto separa il detrito dalla volta in un lungo scivolo discendente.

22 Agosto 2010: il gruppo di scavatori all'ingresso

22 Agosto 2010: il gruppo di scavatori all’ingresso

All’uscita successiva Mario Nottoli non c’è. Al profeta dell’assurdo non interessa uno scavo normale che possa dare avvio ad un nuovo abisso. Resterà disponibile alla prossima missione impossibile.
Visto che il resto del gruppo è impegnato nell’esplorazione delle importanti prosecuzioni trovate alla Buca del Muschio in Serenaia io torno al buco sul Sella con gli amici del Gruppo Speleologico Lunense. Completiamo lo scavo e riusciamo ad entrare. Tutto sommato due uscite per aprire un buco che penso molti avessero giudicato improponibile non è affatto male.

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Lug 062010
 

Finalmente un weekend di bel tempo dopo la buriana della settimana scorsa! Purtroppo però inizia male: Andrea deve rinunciare all’ultimo momento, la Celeste dà forfait sulla rampa micidiale insieme al suo pilota, Giovanni, visibilmente indisposto, insomma: in piedi dalle 6 eppure non si entra prima dell’una.. Satanachia è una grotta lontana, e fa di tutto per tenerci lontani!

Discesa record, in meno di tre ore siamo al meandro. Decidiamo di spulciarlo ben bene, in modo da trovare il livello giusto per trasportare il più agevolmente possibile il materiale oltre. Il pianificato campo interno lo rimandiamo alle prossime uscite, tanto qui non c’è l’ambiente favorevole.

In effetti il meandro si rivela un nodo geologico della grotta; è il primo ambiente sub-orizzontale dopo 500m di pozzi, è molto alto, alterna marmi a grezzoni e pure rare intrusioni di selcifero, ci riserva sempre grandi lame pericolosamente incastrate sopra le nostre teste ed infine intercetta ortogonalmente un’importante frattura: abbiamo un affluente, attivo.

C’è molta aria, anche grazie ad una cascatella, ma pure gli ambienti si espandono, annunciano possibili prosecuzioni fossili, ma, per il momento, seguiamo l’acqua verso il basso, in un ulteriore pozzo.

Michele si offre di armarlo e parte, assistito dal Giamma. Noi, nell’attesa ci guardiamo intorno e decidiamo di tentare una risalita in corrispondenza dell’affluente, ci pensano Riccardo e Ivy.

Dopo un po’ scendiamo il pozzo, ma svaniscono le speranze di proseguire per quella via, sembra un ringiovanimento angusto per noi ma non per l’acqua, registriamo una quota di -600 (altimetro) e risaliamo.

Al tentativo di risalita di Riccardo e Ivy si è aggiunto il Giamma in supporto e dopo un bel po’ scendono senza buone nuove, ancora ambienti angusti, ed infatti abbiamo perso l’aria già da un po’.

Rinunciamo a seguire l’acqua e ritroviamo l’aria, diverse possibilità: un traverso ed un paio di deviazioni più in alto tralasciate per prioritizzare l’acqua, ma le batterie dei trapani ci hanno abbandonato. Poco male, siamo dentro da 13 ore, portiamo più materiale possibile oltre il meandro, ci rifocilliamo ed iniziamo la risalita… Magico pantin!

Ci ritroveremo per esplorare a Satanachia il 10 e l’11 luglio, mentre il 3 scenderà una squadretta leggera per portare avanti il rilievo.

Un commento sui possibili effetti di Satanachia: controllate il discensore!

Lug 012010
 

Una vecchia buca a Orto di Donna, nota già dagli anni ’90, non puo’ riservare  sorprese! Non la pensano così, però, alcuni membri del Gruppo Speleologico di Forte dei Marmi e i loro amici del Gruppo Speleologico Lucchese. Durante l’estate/autunno del 2009 alcuni volenterosi del GSL decidono di dare un’occhiata alla cavità che, da quel che si sapeva, terminava su una frana dopo un pozzo di circa 15 metri.

L'ingresso di Satanàchia al disgelo

Una frana non può certo fermare l’esploratore detrminato: durante l’autunno del 2009 lo scavo ha inizio. La vecchia buca viene di fatto trasformata in un cantiere: sono realizzate le necessarie opere di contenimento, la frana viene rimossa  e i massi instabili messi in sicurezza. I primi sforzi sono premiati: si apre un cunicolo che lascia ben sperare.

L’approssimarsi dell’inverno, tuttavia, rende difficile la prosecuzione dei lavori. La pioggia prima e la neve poi rendono la val Serenaia di fatto impraticabile. Una frana, addirittura, si abbatte sull’unica strada di accesso alla valle e il Sindaco di Minucciano e’ costretto ad emanare un’ordinanza che vieta il transito verso l’Orto di Donna. Sono necessari dei lavori per rimettere la strada in condizioni di sicurezza e fino a Febbraio del nuovo anno l’accesso alla valle rimane vietato.

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