nadia

Set 202015
 

Dastellastella sabato 12 settembre il Sistema Carsico del Monte Corchia ha guadagnato due stelle!

Ebbene sì, è arrivato a quota venti ingressi. E vi pare poco?

Tutto nasce dall’idea di cercare una via più rapida per raggiungere una zona ormai lontana del Meandruneo, dove noi del GSL, assieme agli amici del GSAV e del TNT, stiamo esplorando da un paio di stagioni. Durante le esplorazioni dell’ingresso Mario Lazzarini nell’estate 2012 avevamo già individuato un buco non molto distante sulla cresta ovest, ma a

P1020649cui non avevamo dato troppa attenzione, finché dai rilievi non è risultato che in pianta si trova esattamente sopra la zona più remota delle nostre esplorazioni. Un saltino da fare in disarrampicata, una saletta già vista da chissà quanti speleo, uno scivolo terroso di una decina di metri frutto dello scavo di tre anni fa, fino a una saletta che sembrava chiudere in frana. Animati dalla speranza di avere accesso diretto ai piani bassi, abbiamo riaperto il cantiere. Dopo diverse uscite di scavo, incoraggiate dall’abbondante aria fredda che “sapeva di Corchia”, siamo riusciti a superare tre strettoie in frana tra salette di crollo via via poco più grandi. Finalmente ci siamo trovati sulla sommità di un ambiente più ampio, un meandro alto che abbiamo percorso in discesa, con vari sfondamenti sul pavimento. Non abbiamo fatto molta strada quando abbiamo notato i primi segni di passaggio sulla roccia. Se in un primo momento eravamo titubanti, ogni dubbio ce lo ha tolto un fix con una placchetta e maglia rapida contrassegnata da nastro giallo, ecco la prova che qualcuno prima di noi è stato qui passando da un’altra parte, la prova che siamo entrati inP1020652 Corchia! Non avendo corde non abbiamo potuto scendere il pozzo appoggiato di fronte a noi per proseguire nel meandro. Non abbiamo riconosciuto la zona e abbiamo iniziato a fare ipotesi su dove potevamo essere finiti, una qualche parte della via Fani probabilmente? Risalendo abbiamo notato la scritta “GSP”, ormai sbiadita, sulla parete della saletta all’uscita dell’ultima strettoia da noi aperta e passata con troppo entusiasmo per notarla in quel primo momento. Quello il traguardo dei vecchi esploratori che arrivavano dal basso e che si trovavano di fronte una frana sospesa impossibile da superare da sotto. Così abbiamo capito, e le telefonate fatte appena usciti ce lo hanno confermato, di essere nella parte più lontana di via Fani, quella più alta e vicina all’esterno, dove i Piemontesi (GSP) alla fine degli anni ’70, e i Lunensi pochi mesi fa (placchetta col nastro giallo), hanno cercato un’uscita.

Con l’entusiasmo alle stelle siamo usciti velocissimi per dare la notizia. Accompagnati da mille progetti in mente: proseguire l’esplorazione, fare il rilievo, fare foto, organizzare nuove traversate. Insomma…”continua”!

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All’uscita

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Una giornata così non poteva che finire con un brindisi al Vallechiara, dove la Piera ci ha aspettato pur a tarda ora, come sempre, per rifocillarci.

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Festeggiamenti dalla Piera

Weekend a Satanachia

 Posted by at 16:23  News, Satanàchia
Mag 292011
 

Ultimo w-e di maggio. Per me l’ultimo di libertà prima di un’estate immolata al lavoro. Volevo fare qualcosa di bello, qualcosa a cui poter pensare per evadere nelle giornate afose della Versilia invasa dai turisti. Avevo qualche idea e vagliato qualche proposta, ma niente mi convinceva veramente. Poi è arrivato il suggerimento: “Potreste ritornare in Satanachia a vedere lo stato degli armi e delle corde e dare una sistematina al Campo Base..”. Sì, avrei passato l’ultimo w-e libero in Satanachia!

Marco, Giamma, Antonio D.B. ed io siamo partiti il sabato mattina alla volta di Orto di Donna. Qualche sosta per rinforzare la scorta dei viveri e per acquistare il materiale mancante e siamo arrivati su dopo mezzogiorno. Purtroppo una brutta sorpresa: enormi macchine escavatrici all’opera e camion già carichi di sassi: le cave sono state riaperte. Osservavamo impotenti i lavori e non potevamo fare a meno di indignarci per quanta montagna muore così, troppa!

Il solito rito di preparazione dei sacchi e degli attrezzi e su a piedi per l’ultimo pezzo di strada fino al nuovo rifugio Orto Di Donna Alto, poi il tratto di bosco e finalmente la bocca di Satanachia. Era la seconda volta che la vedevo! Mentre eravamo lì davanti a prepararci per entrare pensavo a cosa significa Satanachia, quante volte ne avevo sentito parlare al gruppo, all’incredibile traguardo del -1000, alla tenacia di chi l’ha realizzato, alla fatica che mi avrebbe atteso, al fatto che sarei rimasta dentro fino alla sera del giorno seguente e avrei rivisto la luce del sole il lunedì..mai fatto niente del genere io; ci pensavo ancora mentre scendevo il primo pozzo ancora illuminato dal sole.

Il buio e l'acqua al Campo Base

Abbiamo iniziato la discesa alle 15:30, obiettivo Campo base! Scendevamo lentamente coi sacchi pesanti, aspettandoci (o meglio, mi aspettavano!) e controllando gli armi e le corde lasciati lì dallo scorso autunno. La lunga sequenza di pozzi, sempre più ampi è impressionante, mi risulta ancora difficile pensare a quanto vuoto c’è sottoterra! Il massimo è senza dubbio il fantastico e interminabile p100, la luce non arrivava a illuminare né le pareti né il fondo. Ho fatto fatica persino a scenderlo perché la corda era così pesante da dover essere spinta nel discensore (figuriamoci a risalire! Mi domandavo se stessi scontando qualche pena!). Mentre scendevo il p100 continuavo a guardare la sporgenza di roccia sopra di me che illuminata dal basso sembrava una enorme lingua di fuoco, incredibile come possa rimanere in bilico così..la meraviglia ripaga la fatica! Ancora altri pozzi e finalmente il meandro. Abbiamo fatto un bel po’di fatica coi sacchi, per fortuna la speleologia è un’attività di gruppo, e ce la siamo cavata col “passamano” e qualche parolaccia. Un altro piccolo meandro ma facile e bello da vedere, con l’acqua stavolta, poi altri pozzi e finalmente il Campo Base a -632m.. “Lo vedo!” Che soddisfazione per me!

Tempo di liberarci degli imbrachi e ci siamo messi subito all’opera: abbiamo aggiunto un telo di nylon ai lati per isolarlo meglio dall’umidità e dal freddo e abbiamo fatto un’indispensabile pulizia. Abbiamo acceso le carburo e l’ambiente ha iniziato a riscaldarsi. Una bella cenetta a base di minestrine e persino il dessert..proprio sicuri di essere in grotta?! Poi stanchi morti ci siamo infilati nei sacchi a pelo. Rimanevano solo il buio e il rumore dello stillicidio che pareva amplificato in quel silenzio. Bellissimo dormire al Campo Base!

Le 11:30 di domenica mattina!!..è mai possibile rimanere addormentati in grotta?! Ebbene sì! Sarà stato merito del Campo Base tanto accogliente!

Dopo aver fatto una colazione a 5 stelle all’hotel Satanachia ci siamo preparati per la risalita: ore di corde, fatica e solitudine. Mentre si risale si vede la grotta scorrere più lentamente e si ha l’opportunità di osservarla meglio. Notavo le strane forme della roccia, i colori cambiare, i pozzi visti dal basso diventare ancora più grandi. Si sta a lungo soli con la grotta e si sentono il vuoto e il buio intorno, una strana sensazione ma è qualcosa di molto emozionante.

La risalita è stata lunga, sembrava che la grotta si allungasse. Tante ore senza toccare (o quasi) i piedi a terra, per me una bella prova di resistenza. Siamo usciti in tarda serata, alla spicciolata ed esausti. Di nuovo fuori…

Abbiamo percorso il sentiero del ritorno sotto un cielo stellato che lasciava senza fiato, troppo bello per non fermarsi nemmeno un momento ad ammirarlo, e io ripensavo alle ultime 30 ore: la fatica, il freddo, aver dormito al Campo Base, lo stillicidio, la profondità, il vuoto, le corde, il p100, il meandro, l’acqua, le emozioni, il fascino di Satanachia..ne è valsa la pena!

Adesso può iniziare l’estate!